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Sport estremi notizia | Njus Italia

Altri due dispersi su Pik Pobeda

Sport estremi Alpinisti e Montagne

Dramma sul Pik Pobeda (7439 m), la più alta montagna del Tien Shan. Tre alpinisti si sono trovati in difficoltà quando uno di loro ha accusato mal di montagna. Per questo hanno deciso di scendere dalla via Abalakov. Purtroppo sono stati travolti da
'Dramma sul Pik Pobeda (7439 m), la più alta montagna del Tien Shan. Tre alpinisti si sono trovati in difficoltà quando uno di loro ha accusato mal di montagna. Per questo hanno deciso di scendere dalla via Abalakov. Purtroppo sono stati travolti da una valanga che gli ha fatto perdere gran parte dell’equipaggiamento. La situazione è diventata critica per le difficoltà di comunicazione mentre imperversa il maltempo che impedisce avvistamenti dal campo base e i soccorsi. Continuano a scendere valanghe. Sasha Chechulin è morto a quota 6900 e Andrei Korneev e Murat Otepbaev non comunicano più.'

Nirmal vende anche le foto per pagarsi gli ultimi 8000

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Nirmal Purja non si fa mancare niente nel tentativo di raccogliere i (tanti) soldi necessari a portare a termine il suo Progetto Possibile: per completare la raccolta dei 14 Ottomila in soli 7 mesi deve salire in questo autunno i tre che gli
'Nirmal Purja non si fa mancare niente nel tentativo di raccogliere i (tanti) soldi necessari a portare a termine il suo Progetto Possibile: per completare la raccolta dei 14 Ottomila in soli 7 mesi deve salire in questo autunno i tre che gli mancano, cioè Manaslu, Cho Oyu e Shisha Pangma. Ora ha deciso di mettere in vendita una serie limitata e numerate da 1 a 500 di stampe autografate della famosa fotografia da lui scattata in primavera sulla via normale nepalese dell’Everest nel giorno (22 maggio) del tentativo di vetta probabilmente più affollato di sempre, “con una sola corda e spazio per un solo scalatore per volta”, spiega. L’ex gurkha, che garantisce la spedizione del poster entro fine mese, spiega anche che di fronte a quella situazione rinunciò al suo tentativo di stabilire un nuovo record per mettersi a dirigere il traffico sotto l’Hillary Step dando la precedenza al “benessere degli altri scalatori rispetto al mio obiettivo”. Il prezzo della stampa è di 300 sterline, circa 330 euro….   https://elite-himalayan-adventures.myshopify.com/collections/project-possible-merchandise/products/limited-edition-500-print-run'

L’impresa “misteriosa” in Pakistan

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Anche Simon Gietl è tornato a postare su Facebook dopo la spedizione in Pakistan con Thomas Huber e Yannick Boissenot, ma anche lui, come ieri Huber, non fornisce dettagli su cosa hanno combinato. L’obiettivo doveva essere lo Sperone Nord del Latok
'Anche Simon Gietl è tornato a postare su Facebook dopo la spedizione in Pakistan con Thomas Huber e Yannick Boissenot, ma anche lui, come ieri Huber, non fornisce dettagli su cosa hanno combinato. L’obiettivo doveva essere lo Sperone Nord del Latok I. In ogni caso c’è da scommettere che questa volta non tornano a casa a mani vuote… Ecco cosa ha scritto l’italiano:   “L’ultima notte in questo luogo magico è già alle nostre spalle! Sono molto grato per l’ottimo tempo trascorso insieme a @thomas_huberbuam e @yannick_boissenot! Ora non vedo l’ora di avere la mia indispensabile famiglia e buoni amici a casa! maggiori informazioni sulla nostra spedizione nel Choktoi in arrivo presto…”'

Il racconto di Denis Urubko

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Fresco della sua vetta di acclimatazione, Urubko corse con Bowie e altri due per raggiungere l’alpinista italiano Francesco Cassardo, che era precipitato di 500 metri dalla parete del vicino Gasherbrum VII. I soccorritori hanno lavorato tutta la
'Fresco della sua vetta di acclimatazione, Urubko corse con Bowie e altri due per raggiungere l’alpinista italiano Francesco Cassardo, che era precipitato di 500 metri dalla parete del vicino Gasherbrum VII. I soccorritori hanno lavorato tutta la notte per portare Cassardo lungo il ghiacciaio su una cuccetta improvvisata, dove è stato evacuato in elicottero. Denis Urubko ha compiuto quella che forse è la più importante impresa dell’estate: l’apertura in solitaria di una nuova via sul Gasherbrum II in una sola spinta, l’1 agosto. Per il russo-polacco della Bergamasca era la quarta volta sull’Ottomila pakistano, sul quale nel 2001 aveva anche stabilito un record di velocità di 7 ore e 30′ in salita da c1 e 4 ore in discesa, al quale nel 2011 aveva aggiunto la prima salita invernale (con Simone Moro e Cory Richards), che era anche la prima assoluta su uno degli Ottomila del Pakistan (da allora sono stati saliti in inverno anche GI, Broad Peak e Nanga Parbat. Manca solo il K2). Prima della sua solitaria aveva già salito il GII sulla via normale per acclimatarsi il 18 luglio. Poi, dopo aver preso parte a ben tre soccorsi, aveva deciso di partire per il suo tentativo solitario nonostante le condizioni della montagna fossero giudicate troppo pericolose, a causa delle alte temperature e del conseguente rischio valanghe, dai soli altri alpinisti presenti a campo 1 (e con i quali avrebbe dovuto incontrarsi in vetta), il canadese Don Bowie, lo statunitense Matthew James e la finlandese Lotta Hintsa. Ecco come, con la sua prosa abbastanza immaginifica, Denis ha raccontato la sua avventura al ritorno. «Uno dei miei amici, che non era in attività da molto tempo, decise di tornare un paio d’anni fa. E tornò sulle montagne con una nuova visione strategica dell’alpinismo. O meglio, con una grande lamentela: perché in vent’anni di assenza, nulla di fondamentale è cambiato? È come se Aristotele fosse risorto dalla tomba e chiedesse perché non sia cambiato nulla nella corsa della maratona (piccola imprecisione storica: Aristotele sapeva bene della battaglia di Maratona, ma nulla della gara, inventata in occasione della creazione dei Giochi olimpici moderni, n.d.r.). Non ho visto nulla di sbagliato nella mancanza di cambiamenti, ma è stato interessante parlare con lui. Sulla filosofia, sulla vita. Dal mio punto di vista, ho sempre la stessa idea: qualcosa può cambiare solo se c’è uno sviluppo nel progresso tecnologico. Lo sviluppo è fondamentale. Perché “trucchi” come scendere in parapendio, il BASE jumping, ecc. non danno garanzie, come evidenziato dalle recenti morti di specialisti. Karakorum 2001. Diciotto anni fa, ero ai piedi del Gasherbrum II. L’immaginazione ha funzionato e mi è piaciuta la linea interessante che ho visto a sinistra del percorso classico. Dopo aver incontrato Maria Cardell, mi sono ricordato della bella idea che “nessuna donna single ha scalato un nuovo percorso in stile alpino fino a una vetta di oltre 8000 metri” (magari su questo qualcuno avrà da ridire, ma forse Denis non crede alle favole, n.d.r.). – Andiamo, Masha? – Tre anni di preparazione e allenamento! – Sì, tutto qui. Andiamo! Sfortunatamente, nella marcia di avvicinamento, Masha (in realtà Denis per il nome Maria qui usa non solo il diminutivo ma un vezzeggiativo che in italiano potrebbe suonare Mariuccia, n.d.r.) si è procurata una distorsione a una gamba e come conseguenza un sacco di danni alla schiena… Quindi, dopo aver riflettuto, ho preso la sola decisione giusta: salire da solo. E ho sentito che tutto il nuovo andava bene dimenticando il vecchio. Senza insinuazioni tecniche. Mi sono ricordato di Broad Peak, Manaslu e Cho Oyu, Lhotse … era impossibile liberarsi! Nessuno ha messo un dispositivo anti-gravità nel mio zaino. Pertanto, in 24 ore di vertiginosa salita su ghiaccio e rocce, ho raggiunto la cima del Gasherbrum II. – Sì! Questo è potere! Ho urlato nel buio. Dove si nascondeva il mondo intero. L’intero pianeta è scomparso. La notte! Anche le stelle sono scomparse. C’era solo un miraggio nella discesa per la già familiare via normale, lungo la quale sono tornato come se fosse una lama. Tagliare i nervi. Ma … il vento ha gelato l’occhio destro, la vista è caduta … è rimasta appena quella sufficiente a vedere la punta degli scarponi. Mi sono congelato in un bivacco, sballottato dal vento come una canna. Aspettando l’alba. Come una preghiera. Ma sono stato fortunato . Ora, dopo la spedizione, Mashenka deve essere curata. Ho chiamato lo scalatore Franco, che aiuta la gente da molti anni. È un osteopata che scala l’8b. E dopo un breve esame, ci ha assicurato che Masha può recuperare senza bisogno di un intervento chirurgico. Buona cosa! “Devi allenarti”, le ha detto Franco. «Ma adesso riposare, è necessario per ridare tono ai muscoli». “Vi ho detto che sarà su una sedia a rotelle?” rivolgendosi a Masha. “Ecco qua” sorrisi al sole cocente italiano. Mi piace la pizza – Domani voli in Spagna. Lì hai radiografie, risonanze magnetiche, buoni dottori … – E tu? – E io … bevo vino! Cinque mesi senza una goccia di alcol. È tempo di celebrare la nuova via “Honey Moon” . Dopo un lungo e piacevole viaggio in compagnia della mia compagna, la nuova via sul Gasherbrum II non poteva avere un nome diverso. Solo luna di miele. Solo per noi due. Come la pizza italiana, come il sole. A metà”.'

Ventura e la storia dei ghiacciai in fotografia

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Fabiano Ventura continua il suo encomiabile lavoro, che documenta i cambiamenti dei ghiacciai fotografandoli con le stesse inquadrature e dalle stesse posizioni di storiche immagini di grandi fotografi del passato. Qui potete leggere la storia di
'Fabiano Ventura continua il suo encomiabile lavoro, che documenta i cambiamenti dei ghiacciai fotografandoli con le stesse inquadrature e dalle stesse posizioni di storiche immagini di grandi fotografi del passato. Qui potete leggere la storia di queste due immagini a confronto, postata sul profilo “On tre Trail of the Glaciers”. Riguardano il ghiacciaio del Lys, sul versante meridionale del Monte Rosa.     “Dopo la val Ferret ci siamo trasferiti nella valle di Gressoney, a Staffal, dove siamo stati ospiti del bellissimo Chalet du Lys. Da lì avremmo dovuto risalire la valle per ripetere alcune fotografie di Emilio Gallo e Vittorio Sella della fronte del ghiacciaio Lys. Ma è successo che abbiamo incontrato Marta Monterin, nipote del famoso meteorologo e glaciologo Umberto Monterin, e abbiamo cambiato programma andando a ripetere alcune delle sue fotografie verso la Bettaforca, il piano di Sant’Anna e la punta Sitten. Tra queste la bellissima immagine del ghiacciaio del Lys del 1921, di Umberto Monterin, e quella del padre, Alberto, fatta nel 1868. Siamo rimasti colpiti ed emozionati dal supporto e dalla collaborazione da parte della comunità valliva che, sensibile a queste tematiche ci ha aiutato sia a livello logistico sia per le attività sul campo. Francesco, il figlio di Marta Monterin, ci ha fatto scoprire le meravigliose fotografie del suo bisnonno e Christian e Victor, a soli 14 anni, hanno voluto aiutarci a trasportare l’attrezzatura per un’intera giornata. Un supporto simbolico (ma anche molto concreto!) che noi adulti abbiamo interpretato come una sorta di riconoscenza per il lavoro di sensibilizzazione sul tema dei cambiamenti climatici che stiamo facendo. Come una sorta di filo che lega generazioni diverse a uno stesso destino e che ci fa unire le forze per un obiettivo comune: fare il possibile per preservare la vita umana sulla Terra”.'

I 50 anni dei Ciamorces de Fasha

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Cinquanta anni fa Almo Giambisi, Carlo Platter, Luciano Ploner, Renzo Planchesteiner, Emilio Talmon, Ludwig Vaia fondarono il gruppo dei @Ciamorces de Fasha”, lo storico gruppo di guide alpine, alpinisti e volontari del Soccorso Alpino di Canazei e
'Cinquanta anni fa Almo Giambisi, Carlo Platter, Luciano Ploner, Renzo Planchesteiner, Emilio Talmon, Ludwig Vaia fondarono il gruppo dei @Ciamorces de Fasha”, lo storico gruppo di guide alpine, alpinisti e volontari del Soccorso Alpino di Canazei e della val di Fassa. L’intento dei fondatori dei “Camosci di Fassa”  era quello di diffondere il valore della montagna e l’attività alpinistica, attraverso la promozione di quell’attività che dalla fine dell’800 in poi era motore di promozione turistica della valle. Generazioni di guide, portatori di quella cultura, dai soci fondatori fino a Tone Valeruz e a Bruno Pederiva, attuale presidente. I “Ciamorces de Fasha” saranno festeggiati nella serata a loro dedicata lunedì prossimo, 19 agosto, alle ore 21 alla Sala Consiliare Comun de Sen Jan/Pozza di Fassa.'

Huber, Boissenot e Gietl: segnali di ritorno dal Latok I

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Da tempo si attendevano notizie della spedizione di Thomas Huber, Yannick Boissenot e Simon Gietl in Pakistan. Nessuna comunicazione fino a oggi, con queste poche righe che servono solo a tranquillizzare sul loro stato di salute. Per sapere cosa
'Da tempo si attendevano notizie della spedizione di Thomas Huber, Yannick Boissenot e Simon Gietl in Pakistan. Nessuna comunicazione fino a oggi, con queste poche righe che servono solo a tranquillizzare sul loro stato di salute. Per sapere cosa hanno combinato bisognerà invece attendere ancora. Il loro obiettivo dovrebbe essere stato lo Sperone Nord del Latok I. Ecco cosa ha postato Thomas Huber (secondo da destra nella foto, abbracciato a Gietl, Boissenot è il primo a sinistra): “Siamo tornati nella civiltà dopo 4 settimane nel Choktoi, Karakorum, Pakistan con Yannick Boissenot e Simon Gietl. Siamo così felici di essere tornati e vi farò sapere com’è stata la nostra avventura… ma prima non vedo l’ora di tornare a casa”.   Il tedesco con il francese e l’italiano aveva già tentato questo ambizioso obiettivo già un anno fa (con loro c’era l’altro tedesco Rainer Treppte), ma erano stati fermati dal maltempo. Era la terza spedizione di quella stagione al Latok I. Huber e compagni erano stati preceduti dai russi Alexander Gukov e Sergey Glazunov, il quale, poi morto in discesa, aveva creduto d’essere arrivato in vetta. Il suo compagno, salvato dopo che per molti giorni era rimasto bloccato in quota, pensa invece che sia stata raggiunta solamente la Cresta, completando peraltro la salita dello Sperone che non era riuscita per 150 metri alla spedizione statunitense del 1978 con Jeff e George Lowe, Jim Donini e Michael Kennedy. La salita del Latok I partendo dal versante Nord è riuscita sempre lo scorso anno alla spedizione degli sloveni Aleš Cesen e Luka Strazar e il britannico Tom Livongstone, che però abbandonarono lo Sperone per raggiungere il Colle e di lì la vetta sul versante opposto.'

Bis per Janja Garnbret ai Mondiali

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A Hachioji, in Giappone, bis per Janja Garnbret ai Mondiali di arrampicata sportiva. La slovena dopo il titolo del Boulder ha vinto anche quello della gara Lead, che in campo maschile ha visto la conferma iridata del fenomenale ceco Adam Ondra.
'A Hachioji, in Giappone, bis per Janja Garnbret ai Mondiali di arrampicata sportiva. La slovena dopo il titolo del Boulder ha vinto anche quello della gara Lead, che in campo maschile ha visto la conferma iridata del fenomenale ceco Adam Ondra. Garnbret ha preceduto la connazionale Mia Krampl e la nipponica Ai Mori (l’italiana Laura Rogora 20ª). Ondra (nella foto) ha battuto il tedesco Alexander Megos e l’austriaco Jakob Schubert, con l’italiano Stefano Ghisolfi sesto (Marcello Bombardi 19º, Michael Piccolruaz 39º, Ludovico Fossati 70º).'

Arnette: tutte le cime per fare esperienza verso l’Everest

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Everest e Nuptse. Al centro si intravede il Lhotse.   A proposito delle nuove regole (per ora solo proposte) per poter avere il permesso di scalare l’Everest dal versante nepalese, lo statunitense Alan Arnette, che ben conosce la situazione,
'Everest e Nuptse. Al centro si intravede il Lhotse.   A proposito delle nuove regole (per ora solo proposte) per poter avere il permesso di scalare l’Everest dal versante nepalese, lo statunitense Alan Arnette, che ben conosce la situazione, sottolinea che le più rinomate agenzie commerciali già da molto tempo preferiscono candidati salitori dell’Everest con alle spalle scalate di Aconcagua (6962m) e Denali (6168m), le due montagne più alte delle Americhe (rispettivamente Sud e Nord). Le migliori richiedono addirittura la salita di un 8000 come Manaslu o Cho Oyu. La nuova regola che si pensa di introdurre in Nepal sarebbe quella di pretendere la salita almeno di una montagna di più di 6500 metri. Così Arnette si è divertito a comporre l’elenco di quelle “utili” allo scopo e anche di quelle che invece non darebbero accesso al permesso per l’Everest, magari per pochissimi metri (il caso più clamoroso è il Mera Peak, cui mancano solo 25 metri per essere nella norma richiesta…). Ecco le montagne famose ma in questo caso “inutilizzabili” (anche se il Denali, a esempio, è sicuramente ben più impegnativo di molti Settemila e anche Ottomila).   Mera Peak, Nepal – 6476 Illimani, Bolivia – 6438 Cholatse, Nepal – 6440 Chimborazo, Ecuador – 6267 Imja Tse aka Island Peak, Nepal – 6189 Denali, US – 6168 Lobuche Nepal – 6119 Kilimanjaro, Tanzania – 5895 Elbrus, Russia 5642 Orizaba, Mexico – 5636 Iztaccíhuatl, Mexico – 5230 Mont Blanc, France/Italy – 4810 Rainier, US – 4392   Queste invece sono alcune delle vette più popolari sopra i 6500 metri segnalate da Ariette Muztagh Ata, China – 7546 Baruntse, Nepal – 7162 Lenin Peak, Tajikistan-Kyrgyzstan- 7134 Aconcagua, Argentina – 6962 Ojos del Salado, Chile – 6891 Ama Dablam, Nepal  – 6856 Huascarán Sur, Peru – 6768   Infine, Arnette propone anche l’elenco completo delle cime nepalesi che superano i 6500 metri e non toccano gli 8000. In totale sono 52 (alcune sono cime secondarie degli Ottomila): . Gyachung Kang 7,952 Khumbu Mahalangur between Everest and Cho Oyu Annapurna II 7,937 Annapurna Himalchuli 7,893 Mansiri 18th highest Ngadi Chuli 7,871 Mansiri First ascent 1970 Nuptse 7,861 Everest Group 319 metres prominence from Lhotse Dhaulagiri II 7,751 Dhaulagiri Jannu 7,711 Kumbhakarna Kangchenjunga Dhaulagiri IV 7,661 Dhaulagiri Dhaulagiri V 7,618 Dhaulagiri Annapurna III 7,555 Annapurna Jongsong Peak 7,462 Janak #57 in the world Gangapurna 7,455 Annapurna Yangra 7,422 Ganesh Kabru 7,412 Singalila Kangchenjunga Churen Himal 7,385 Dhaulagiri Kirat Chuli 7,365 Kangchenjunga Nangpai Gosum 7,350 Khumbu Mahalangur First ascent October 12, 1986. Gimmigela Chuli 7,350 First ascent 1995 Chamlang 7,321 Barun Mahalangur #79 in the world Dhaulagiri VI 7,268 Dhaulagiri Putha Hiunchuli 7,246 Dhaulagiri Langtang Lirung 7,227 Langtang #99 in the world Annapurna Dakshin 7,219 Annapurna Langtang Ri 7,205 Langtang #106 in the world Chamar 7,187 Sringi First ascent 1953 Melungtse 7,181 Rolwaling First ascent 1988 Pumori 7,161 Khumbu Mahalangur First ascent 1962 Nemjung Manang 7,140 First ascent 1983 Gaurishankar 7,134 Rolwaling First ascent 1979 Tilicho Peak 7,134 Annapurna First ascent 1979 Api 7,132 Yoka Pahar  Gurans First ascent 1960 Baruntse 7,129 Barun Mahalangur First ascent 1954 Nilgiri 7,061 Nilgiri Annapurna First ascent 1962 Saipal 7,031 Saipal Gurans Machapuchare 6,993 Annapurna Sacred mountain, unclimbed Kang Guru 6,981 Larkya or Peri 2005 avalanche kills 18 Dorje Lakpa 6,966 Langtang Kanjiroba 6,883 Kanjiroba Himal Kubi Gangri 6,859 Himalayas Jethi Bahurani 6,850 Himalayas Ama Dablam 6,812 Barun Mahalangur “Mother and her necklace” Kangtega 6,782 Barun Mahalangur First ascent 1963 Cho Polu 6,735 Barun Mahalangur First ascent 1999 Changla 6,721 Himalayas Lingtren 6,714 Khumbu Mahalangur First ascent 1935 Num Ri 6,677 Barun Mahalangur First ascent 2002 Khumbutse 6,640 Khumbu Mahalangur First mountain west of Everest Thamserku 6,623 Barun Mahalangur First ascent 1964 Pangboche 6,620 Kutang Himal Dragmarpo Ri 6,578 Langtang Unclimbed Taboche 6,542 Khumbu Mahalangur First ascent 1974 Singu Chuli 6,501 Annapurna Trekking peak'

La proposta: “Training a 6500 metri, prima di scalare l’Everest”

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Gli scalatori che vogliono affrontare l’Everest dovranno prima aver scalato un’altra montagna di almeno 6.500 metri: è questa la nuova proposta di un comitato che ha studiato come migliorare la sicurezza sulla montagna più alta della Terra. Questa
'Gli scalatori che vogliono affrontare l’Everest dovranno prima aver scalato un’altra montagna di almeno 6.500 metri: è questa la nuova proposta di un comitato che ha studiato come migliorare la sicurezza sulla montagna più alta della Terra. Questa raccomandazione, annunciata dal ministero del Turismo in una conferenza stampa a Kathmandu e che per entrare in vigore (dalla primavera 2020) dovrà essere approvata dal parlamento, è la conseguenza delle polemiche a causa dell’alto numero di morti sull’Everest nella scorsa primavera: ben 11, di cui 9 sul versante nepalese. In parte la colpa è stata data al traffico verificatosi a causa dell’alto numero di permessi concessi (ben 885 persone hanno scalato l’Everest quest’anno: 644 da Sud e 241 dal versante del Tibet). L’affollamento ha costretto molti a rimanere più a lungo del previsto nella zona della morte e in particolare fra il Balcony e l’Hillary Step, dove si sono formate lunghe code per l’incrociarsi su un’unica corda di chi saliva e di chi stava già scendendo. Ciò ha provocato l’esaurirsi delle scorte di ossigeno. Ma è anche stata data colpa all’impreparazione e all’inesperienza di molti scalatori che hanno comprato il permesso di salita da agenzie commerciali a basso costo, che non ne hanno controllato la competenza. Per questo, le agenzie dovranno avere un minimo di tre anni di esperienza in spedizioni ad alta quota prima di poter avere il permesso di organizzarne sull’Everest. “Queste raccomandazioni sono state fatte per garantire la qualità e la sicurezza del turismo alpinistico nepalese”, ha detto all’agenzia AFP Ghanshyam Upadhayay, funzionario del ministero del Turismo e capo del comitato. Che ha anche proposto che il costo minimo sia di 35.000 dollari per l’Everest (e di 20.000 per altre montagne oltre gli 8.000 metri). Questa cifra dovrebbe comprendere anche la tassa che Kathmandu ha preteso per ogni permesso per l’Everest pari a 11.000 dollari, indipendentemente dal fatto che si trattasse di scalatori principi principianti o abili e affermati alpinisti. Le agenzie quest’anno proponevano un costo medio intorno ai 40.000 dollari, ma con gli sconti alcune scendevano sotto i 30.000. Il rapporto di 59 pagine raccomanda standard minimi per alpinisti, organizzatori di spedizioni, nonché guide e ufficiali di collegamento governativi coinvolti nel redditizio settore dell’alpinismo del Nepal. “Lo porteremo avanti modificando le leggi e i regolamenti … renderemo le nostre montagne sicure, ben gestite e dignitose”, ha detto ai giornalisti il Ministro del Turismo Yogesh Bhattari, che ha aggiunto. “Non si può scalare l’Everest solo perché lo si desidera. Testeremo le condizioni di salute e le capacità prima di rilasciare i permessi”. “Questa è una buona opportunità per migliorare il settore. Se vogliamo che le cose cambino, i suggerimenti devono essere attuati”, ha affermato Santa Bir Lama, presidente della Nepal Mountaineering Association, che faceva parte del comitato. Il Nepal vanta otto delle 14 vette più alte della Terra e gli alpinisti stranieri che affollano le sue montagne sono una fonte importante di entrate per il Paese.'

Un’altra prova del riscaldamento globale

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Il riscaldamento globale è sempre più evidente, anche se i governanti di grandi Paesi come Stati Uniti e Brasile (ma anche di altri, molto più vicini a noi…) non soltanto fanno finta di niente ma anzi prendono decisioni che aumenteranno
'Il riscaldamento globale è sempre più evidente, anche se i governanti di grandi Paesi come Stati Uniti e Brasile (ma anche di altri, molto più vicini a noi…) non soltanto fanno finta di niente ma anzi prendono decisioni che aumenteranno drammaticamente la velocità del disastro. L’ennesimo segnale del riscaldamento globale in atto arriva dalle Alpi francesi. Per la prima volta, il ghiacciaio di Les Deux Alpes è stato chiuso agli sciatori in agosto. Stiamo parlando di un ghiacciaio a 3600 metri di quota, che è stato chiuso per lo scioglimento accelerato della neve a causa delle ripetute ondate di caldo delle ultime settimane. Vista l’altitudine, il ghiacciaio veniva chiuso normalmente a metà settembre. Quanto avvenuto a Les Deux Alpes si era già verificato anche a Tignes, con la chiusura dello sci sul ghiacciaio di La Grande Motte a inizio agosto. Sciare in piena estate potrebbe essere sempre più difficile in futuro, ha ammesso Thierry Hugues, responsabile per la sicurezza delle piste di Les Deux Alpes. Lo sappiamo bene in Italia, dove anni fa si sciava anche in agosto sulla Marmolada o al Passo Presena.'

Un impressionante video di una frana nella Valle di Naltar,

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Un impressionante video di una frana nella Valle di Naltar, nel distretto del Gilgit-Baltistan, nel Nord del Pakistan. Non sono pericolose solamente le montagne ma anche le strade che attraversano quelle impervie valli.
'Un impressionante video di una frana nella Valle di Naltar, nel distretto del Gilgit-Baltistan, nel Nord del Pakistan. Non sono pericolose solamente le montagne ma anche le strade che attraversano quelle impervie valli.'

Un’altra tragedia sul Pik Pobeda: precipita alpinista

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Un’altra tragedia nel Tien Shan: il russo Sergey Voylichenko, di Irkutsk, dopo aver salito il Pik Pobeda (7439 m), è morto precipitando da un’altitudine di circa 6400 metri. Ne ha dato notizia la televisione della città siberiana.
'Un’altra tragedia nel Tien Shan: il russo Sergey Voylichenko, di Irkutsk, dopo aver salito il Pik Pobeda (7439 m), è morto precipitando da un’altitudine di circa 6400 metri. Ne ha dato notizia la televisione della città siberiana.'

La caduta degli dei ai Mondiali di arrampicata

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La strada per Tokyo 2020 è dura anche per i fenomeni. Se ne è accorto Adam Ondra ai Mondiali di arrampicata sportiva in svolgimento a Achioji, in Giappone. Nella gara di Boulder, dopo aver dominato qualifiche e semifinali il campionissimo ceco ha
'La strada per Tokyo 2020 è dura anche per i fenomeni. Se ne è accorto Adam Ondra ai Mondiali di arrampicata sportiva in svolgimento a Achioji, in Giappone. Nella gara di Boulder, dopo aver dominato qualifiche e semifinali il campionissimo ceco ha fallito completamente e si è dovuto accontentare del sesto posto. Ricordiamo che Ondra, campione uscente, è stato oro anche nel Lead 4 anni fa, ma è costretto a praticare anche la specialità che ha sempre ignorato, la Speed, se vuole prendere parte ai primi Giochi olimpici che ospiteranno le gare di arrampicata: infatti verrà assegnato un solo oro, nella combinata. Alle gare in Giappone sono iscritti 253 atleti di 49 Paesi. La gara maschile è stata vinta dal giapponese Tomoa Narasaki davanti a Jakob Schubert (Aut) e Yannick Flohé (Ger). In quella femminile dominio della slovena Janja Gambret davanti a Akiyo Noguchi (Giap) e Shauna Coxsey (G.B.). Per quel che riguarda gli italiani, 19i Laura Rogora e Michael Piccolruaz, 49º Stefano Ghisolfi, 53º Marcello Bombardi, 61º Ludovico Fossali.'

Corona e la salita dello Spantik

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Giampaolo Corona, guida alpina del Primiero, pratica un alpinismo decisamente fuori dal comune. È partito per il Karakorum quando la stagione era ormai praticamente finita, col preciso scopo di trovare meno gente possibile sulla sua strada. La meta
'Giampaolo Corona, guida alpina del Primiero, pratica un alpinismo decisamente fuori dal comune. È partito per il Karakorum quando la stagione era ormai praticamente finita, col preciso scopo di trovare meno gente possibile sulla sua strada. La meta era lo Spantik, detto anche Golden Peak (7027 metri).  Ecco il suo racconto della salita appena realizzata con un compagno trovato sul posto…:   “Ieri Gram e io decidiamo di salire, approfittando di un buco di due giorni di tempo stabile. Andiamo alle nostre tendine a 5.500 metri e aspettiamo che il freddo della notte compatti la neve. Oltre quella quota non c’è ancora nessuno: tende, corde fisse, tracce… niente. Meglio. Per noi la parte alta della cresta è un’incognita, ma siamo tranquilli. Partiamo alle 2 di notte, portiamo con noi solo il minimo, per essere più leggeri. Sviluppo e dislivello, saltando i campi, sono notevoli, e probabilmente dovremo battere traccia. Alle 11 siamo in cima. Da soli. Ma non è finita. Ci eravamo infatti posti l’obiettivo di scendere fino al BC portando giù tutto il nostro materiale, e così abbiamo fatto, nella neve marcia finendo diverse volte in qualche buco del ghiacciaio. Ora al BC, stanchi e felici. Lo Spantik è una montagna affascinante e complessa. La cresta ha uno sviluppo di 7,5 km per un dislivello di 2.700 metri, con tratti tecnici da non sottovalutare. Anche questa volta ho conosciuto e condiviso la salita con una persona incontrata qui per caso, ed è nata una nuova amicizia. Il bello di viaggiare da soli”.'

Everest e Lhotse per i polacchi in autunno

Sport estremi Alpinisti e Montagne

L’annuncio di Andzej Bargiel della spedizione all’Everest in autunno per tentare di scalare la più alta montagna della Terra e scenderla con gli sci senza far uso delle bombole aveva sorpreso anche in relazione ai costi, visto che ormai la via
'L’annuncio di Andzej Bargiel della spedizione all’Everest in autunno per tentare di scalare la più alta montagna della Terra e scenderla con gli sci senza far uso delle bombole aveva sorpreso anche in relazione ai costi, visto che ormai la via normale nepalese non viene preparata che in primavera. Infatti in autunno gli sherpa sono ingaggiati in massa dalle spedizioni commerciali per il Manaslu. Al forte polacco, che ha già realizzato la discesa con gli sci del K2, ovviamente non servirebbero molti sherpa, ma la via nepalese dell’Everest comincia con la famigerata Cascata di Ghiaccio e ormai soltanto gli “Ice Fall Doctor” sono capaci di trovare il modo di attraversarla e di attrezzarla con scalette e corde fisse. È quindi necessario ingaggiarne una squadra, costo che in primavera è diviso fra le varie agenzie commerciali. Per sua fortuna Bargiel ha già almeno un’altra spedizione con la quale condividere i costi. Infatti è stata annunciata la partenza a fine mese di un’altra spedizione polacca, che punta a salire il Lhotse. Come noto, la via normale fino a campo 3 è la stessa dell’Everest. Di questa spedizione fa parte anche Rafał Fronia, che ha già salito il Lhotse e ha intenzione di tentare anche l’Everest, magari proprio in supporto al tentativo di Bargjel. Il team polacco diretto al Lhotse sarà composto da 11 elementi e anche questa spedizione fa parte di quelle che i polacchi stanno organizzando per preparare gli alpinisti fra i quali scegliere coloro che formeranno la squadra che tenterà il K2 nell’inverno 2020-21. Ecco la composizione completa della spedizione al Lhotse: Marcin Kaczkan – manager; Rafał Fronia – vicedirettore; Mariusz Grudzień – medico; Oswald Rodrigo Pereira – portavoce; Wadim Jabłoński, Bartosz Ziemski, Mariusz Lange, Maciej Kimel, Piotr Hercog più Piotr Krzyżowski, Mariusz Hatala che nello scorso inverno hanno salito il Khan Tengri (7010), in Kazakhistan. “La spedizione al Lhotse è un’opportunità per noi per verificare in condizioni di alta montagna atleti giovani e forti che hanno già fatto scalate difficili ma non hanno esperienza in alta montagna”, ha sottolineato in un’intervista con il portale PolskieRadio24.pl Piotr Tomala, che dirige il programma di Himalaismo invernale polacco intitolato ad Artur Hajzer. Tomala ha anche dichiarato che il Lhotse è stato scelto per motivi di sicurezza, in quanto si trova in Nepal, dove i servizi di salvataggio sono molto meglio organizzati. “Credo che non avremo bisogno di alcun aiuto, ma essendo questo un gruppo di giovani scalatori, volevamo agire dove non ci sono problemi per avere il supporto di un elicottero”. La spedizione non prevede l’uso di bombole con l’ossigeno per la progressione, ma gli alpinisti ne porteranno con sé per motivi di sicurezza. Lo stesso piano varrà anche per il K2.'