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Media notizia | Njus Italia

Parlando di Bibbiano, Pausini e Nek dimostrano una sola cosa: non si informano

Media Wired

In due interventi su Facebook le popstar avvalorano la tesi del 'silenzio dei media' sull'inchiesta 'Angeli e demoni', uno dei cavalli di battaglia degli avvelenatori da social.
'Prima Laura Pausini , che con un post su Facebook – pagina da cui raggiunge quasi 7 milioni di utenti – ha pubblicato un pensiero in libertà sulle indagini dell’ inchiesta Angeli e demoni sui bambini sottratti alle famiglie e dati in affido in Val d’Enza.Poi Nek , all’anagrafe Filippo Neviani, ci è tornato domenica.La prima ha scritto che ha deciso di “ cercare questa storia perché una mia fan mi ha scritto pregandomi di informarmi.Non ne sapevo nulla ”. Automaticamente, e spiace molto, ha messo nero su bianco un’equazione: se io non ne so nulla, allora è perché i media non ne parlano . Accreditando un fattoide diffuso in questi giorni dalle squadracce del veleno digitale.Infatti ha scritto di non aver potuto credere che “ abbia dovuto cercare questa vicenda, perché si, quando sono in tour sono spesso distratta dall’attualità e dalla cronaca ma questa notizia è uno scandalo per il nostro paese e dovrebbe essere la notizia vera di cui tutti parlano schifati . Tutta Italia ”. Cara Laura, noi ti vogliamo tanto bene ma se ne sta parlando tantissimo da un mese con approfondimenti, interviste, recuperando simili storie dal passato e seguendo nel dettaglio le cronache.Lo schifo, invece, dovresti riservarlo per chi ci sta speculando in modo vomitevole , nel tentativo di strumentalizzare un sindaco di un partito per attaccare quell’intera parte politica e il mondo che gli gira intorno.Pensa se un tuo collaboratore fosse arrestato per un qualsiasi capo d’imputazione, ipotizziamo rapina, e quel fatto venisse automaticamente sfruttato dai tuoi colleghi cantanti per darti della rapinatrice.Schifoso, no?Il resto del post è una richiesta di aiuto senza dubbio genuina e comprensibile ma non si capisce bene a chi e cosa visto che c’è un’indagine in corso. “ Cosa si può fare?Come possiamo aiutare? ” si domanda la star.Nulla . La magistratura indaga e va messa nelle condizioni di fare al meglio il proprio lavoro. “ Per chi non sa ancora di cosa parlo scrivete Bibbiano su Google e leggete – invita ancora la cantante, ma perché a quel punto non fornire una fonte, un articolo rispettabile e ben documentato sul caso? – e poi scrivete su questi maledetti social che usiamo solo per le cavolate, cosa pensate di queste persone che strappano i figli alle loro famiglie.Non parlo di politica, parlo di umanità, di rispetto, di diritto alla Vita… ecco, se avete letto, ditemi sinceramente… voi non sentite di avere nelle mani degli schiaffi non dati?Non sentite la voglia di urlare?Non sentite la voglia di punire queste persone in maniera molto dura? ”. Insomma, Pausini prima non sapeva nulla di nulla ma nel giro di venti righe di articolo (chissà quale articolo) ha già celebrato il processo e proposto le pene, non senza lasciarsi una sonora dose di confusione alle spalle.Bel pasticcio.Un paio di giorni dopo le ha fatto eco Nek , che al testo ha aggiunto una delle foto che più stanno circolando nella cricca degli account più attivi, specialmente su Twitter, nell’operazione che punta a convalidare la formula Bibbiano=Pd e che è passata perfino dalle parole del vicepremier Luigi Di Maio.Nel giorni scorsi il ministro dello Sviluppo economico ha detto cose gravissime perché prive di alcuna logica: “ Col Pd non ci voglio avere nulla a che fare – ha spiegato in diretta sul social blu ripescando per giunta una bufala circolata nelle primissime ore dopo gli arresti, quella dell’elettroshock – con il partito di Bibbiano che toglieva i bambini alle famiglie con l’elettroshock per venderseli non voglio averci nulla a che fare e sono stato in questo anno quello che più ha attaccato il Pd ”. L’intervento di Nek è stato più essenziale, anche se poi l’artista è intervenuto anche nei commenti.Ma il punto è sempre lo stesso . Viene davvero da domandarsi chi e come sia riuscito a penetrare gli staff di questi due amatissimi personaggi e a far passare la tesi che i giornali cattivi e protettori di non si sa quale network internazionale di trafficanti di minori non ne stiano parlando.Eppure, come spiega Pausini, basta farsi un giro su Google o magari, ogni tanto, navigare su un magazine attendibile o sfogliare un giornale (di carta o digitale, arrivano anche se l’abbonato è in tour). “ Sono un uomo e sono un papà – ha scritto Neviani –  è inconcepibile che non si parli dell’agghiacciante vicenda di  #bibbiano . Penso a mia figlia e alla possibilità che mi venga sottratta senza reali motivazioni solo per abuso di potere e interesse economico. È proprio così. Ci sono intere famiglie distrutte, vite di bambini di padri e di madri rovinate per sempre… e non se ne parla.Ci vuole giustizia!! ”. Certo, cari Laura e Filippo, che ci vuole giustizia.Ma prima ci vuole corretta informazione . Quella che voi purtroppo non avete cercato né ricevuto, in questi giorni.E questo dispiace molto perché una vostra parola vale molto e sarebbe stato bello se fosse stata spesa magari per condividere un articolo documentato sul caso.L’informazione, bisogna aggiungere, che moltissime testate stanno invece facendo ma che l’intossicazione da social network – guidata e al contempo confortata dall’orrore politico – insabbia perché interessata a veicolare un altro messaggio . E cioè non solo che siano tutti colpevoli ma anche che il cervello della macchinazione sia da individuare in quell’esponente del Pd e quindi automaticamente nell’intero partito nazionale.Quando, se proprio vogliamo dirla tutta, l’associazione Hansel e Gretel degli psicoterapeuti coinvolti nell’indagine ha ricevuto finanziamenti dal Movimento 5 Stelle Piemonte e la difesa di una delle principali accusate è in mano a un’esponente locale di spicco dei pentastellati.Nessuno, tuttavia, si sognerebbe per questo di definire il Movimento 5 Stelle come Movimento di Bibbiano o di usare hasthtag come #PDofili e simili.Raccogliendo sotto quelle etichette accuse, allusioni, parole e immagini stomachevoli che ancora prima che infamanti non hanno alcun senso giudiziario, logico e politico.Che il sistema degli affidi possa e debba essere messo sotto analisi , come tutti i fatti della società in particolare quelli che riguardano i soggetti più deboli, è un altro paio di maniche.E troppi casi in passato hanno dimostrato buchi e falle, basti pensare al caso di Sagliano Micca, Biella, del 1996, quando la famiglia Ferraro si suicidò per l’accusa di aver abusato di due bambini, figli e nipoti, di recente riportato all’attenzione sul Fatto Quotidiano da Selvaggia Lucarelli.Un altro discorso è spremere indegnamente una situazione ancora tutta da chiarire nelle dinamiche e nelle responsabilità, ancora prima che parta un processo.Quello che hanno fatto molte parti politiche e i loro killer digitali portando fuori strada perfino Laura Pausini e Nek , che pure immaginiamo circondati di uno staff nutrito e professionale in grado, quando hanno la testa e le energie concentrate sui loro spettacoli, di informarli nel modo giusto specialmente in virtù delle responsabilità che hanno nei confronti di milioni di appassionati.Purtroppo sono stati spinti ad avvalorare in qualche maniera la tesi del “silenzio dei media”. Semplicemente, non è così: informatevi.  . The post Parlando di Bibbiano, Pausini e Nek dimostrano una sola cosa: non si informano appeared first on Wired .'

La vogliamo smettere di fare allarmismo sul meteo?

Media Wired

Tra annunci esagerati e previsioni catastrofiche, a leggere le notizie di 'IlMeteo.it' ci sarebbe poco da star tranquilli.
'(foto: Robnwatkins/Flickr) Comunicato ufficiale urgente, crolla tutto prima del previsto, supercella anomala, panico sulla domenica . Oppure:  Agosto schizofrenico, può succedere di tutto . E ancora:  Asteroide gigante impatterà la Terra entro la fine del 2019.Ecco la data prevista e le conseguenze . Sono tre esempi di titoli con cui sono stati pubblicati, almeno nella versione iniziale, altrettanti articoli su IlMeteo.it usciti nell’ultimo mese.Per dirla con un eufemismo, possiamo prevedere che non saranno inclusi tra i casi virtuosi del giornalismo meteorologico , e nemmeno nei manuali su come svolgere al meglio la comunicazione del rischio . Per completezza, il primo esempio citato riguarda la notizia della tregua della calura estiva in questi giorni, nonché l’arrivo di un fronte temporalesco.Il secondo riferisce di previsioni di alte temperature ad agosto, con il possibile arrivo di “correnti fresche” a fine mese.E l’ultimo è il caso del piccolo asteroide di diametro 30 metri che ha una probabilità dell’0,014% di colpire la Terra il prossimo lunedì 9 settembre.Una comunicazione scientifica strillata Abbondanza e abuso di lettere maiuscole (che non riportiamo), scelta sapiente delle parole chiave e qualche licenza poetica sono senz’altro gli elementi distintivi delle scelte stilistiche della titolazione.Così tra le parole più ripetute emergono: “ shock” , “ devastante” , “ sorpresa” , “ sogni” , “ incubo” , “ allerta” , “ rischio” , “ strage” , “ folle” , “ finimondo” , “ inferno”  e “ incredibile” . Oppure, più banalmente, un qualunque calo delle temperature diventa un “crollo” , se le temperature sono alte si tratta invece di un “caldo africano” e quando sta per finire il bel tempo siamo di fronte a un “colpo di grazia all’anticiclone” . Screenshot da IlMeteo.it Insomma, qualunque evento meteorologico, anche la più semplice alternanza di bello e brutto tempo, diventa pretesto per un’estremizzazione della comunicazione , come se quasi ogni giorno le previsioni dovessero essere per forza degne di notizie da prima pagina.Ciò non significa che gli eventi climatici particolarmente intensi non siano meritevoli di attenzione, come peraltro ci capita di scrivere anche qui su Wired , ma soprattutto quando si ha a che fare con temi di grande interesse – da cosa succede in atmosfera sopra le nostre teste fino alle questioni sulla salute – una comunicazione misurata , oggettiva e pacata sarebbe senz’altro auspicabile.Molti dei testi degli articoli de IlMeteo.it , tra l’altro, ridimensionano di molto i toni (e le notizie stesse) rispetto ai titoli, nonostante le scelte stilistiche siano a volte  giornalisticamente spicce , come dichiarato dagli stessi autori.Gettare il sasso… Come avevamo già constatato nel caso dell’asteroide accennato sopra, capita che il titolo degli articoli sia modificato dopo qualche ora o qualche giorno dalla prima pubblicazione.Così l'” asteroide gigante” che “ impatterà la Terra”  è diventato più semplicemente un grande asteroide in direzione Terra . Il “ crolla tutto” si è trasformato in un “ cambia tutto “, e il “ panico sulla domenica” è sostituito con “ i dubbi di un’estate folle” . In molti casi, come questi, pure l’ indirizzo web (la url) dell’articolo è cambiato, ma il testo è rimasto pressoché identico e inoltre i  link condivisi sui social sono reindirizzati direttamente alla nuova versione.Il tutto, manco a dirlo, senza che i cambiamenti vengano segnalati ai lettori.Allo stesso tempo la tattica di condivisione sui social network (molto azzeccata in termini di successo, a giudicare dai 3,8 milioni di follower ) è immediatamente svelata.Gli articoli del giorno, o della settimana, vengono ricondivisi a raffica sulla pagina Facebook, inserendo come testo del post il copia-incolla del titolo originale.Per esempio, l’articolo sulle previsioni per la seconda metà di luglio “ tra l’incubo del caldo africano e i violenti temporali ” (!) è stato rilanciato almeno quattro volte in poche ore: alle 0:15 , alle 9:45 , alle 10:50  e alle 10:51 del 9 luglio.Senza confini Lo sa bene chi segue in generale i siti di previsioni meteo: i temi affrontati vanno ben oltre lo studio e l’analisi dei fenomeni atmosferici , ma abbracciano in senso più ampio tutta una serie di altri eventi naturali . Dalle fasi lunari alle eclissi (come non ricordare in proposito la celebre  “eclissi del secolo con la Luna rosso sangue “), tra gli argomenti ricorrenti ci sono gli eventi astronomici visibili a occhio nudo – la cui nitidezza in effetti dipende da che tempo fa – ma anche la circolazione degli asteroidi , le alluvioni e i terremoti , con qualche contenuto anche sul traffico stradale . Tutto ciò è naturalmente una buona cosa, se non fosse che talvolta c’è qualche piccola esagerazione . Rappresentare con un cerchio di diametro 500 chilometri  (quasi a lambire le coste dell’Albania) l’area interessata da un terremoto di magnitudo 2,8 con epicentro vicino a Reggio Calabria è solo uno degli ultimi esempi finiti online.Screenshot da IlMeteo.it L’utopia e la concorrenza Già nel mondo ideale la comunicazione del rischio è una disciplina con regole non scritte estremamente complesse e che richiede una cura quasi maniacale delle parole.Nella pratica, poi, è ben noto quanto sia una materia delicata , in cui a volte anche gli specialisti e gli scienziati finiscono ( spesso in buona fede ) per commettere errori.Insomma, un terreno scivoloso e pieno di insidie anche quando si cerca di fare del proprio meglio.Una strategia per raccontare un rischio può essere per esempio quella di quantificarlo in percentuale , o di confrontare un fenomeno con qualcosa di analogo , oppure ancora aiutare il pubblico a creare una propria percezione di quanto un rischio sia concreto, nel modo più accurato possibile.Verrebbe da chiedersi, allora, cosa dovrebbe capire un lettore dall’espressione usata sempre in questi giorni  “ pesante allerta meteo della Protezione civile” . “ Pesante” , poi, pare un termine poco azzeccato, dato che l’allerta effettivamente diramata è di tipo giallo , ossia la più bassa dei tre livelli possibili, completati da arancione e rosso.Fa poi molta differenza, sempre a livello comunicativo, affermare che si prevede maltempo al Sud rispetto a scrivere, come si legge, dell’arrivo di “temporali, grandinate, isolate trombe d’aria e nubifragi” . Screenshot da IlMeteo.it Se non si tratta proprio di allarmismo ingiustificato, perlomeno siamo in generale di fronte a una esasperazione della realtà , che stimola curiosità  (e presumibilmente traffico sul sito), ma anche timore per eventi futuri, con un’inquietudine spesso alimentata dalla presentazione generica di ciò che potrebbe accadere.Un po’ come se un sismologo titolasse: “ potenti terremoti possibili in tutta Italia, ecco cosa potrebbe crollare”. Va detto, in conclusione, che anche se nell’ultimo periodo IlMeteo.it si è distinto rispetto alla concorrenza, pure altri siti di previsioni meteorologiche a volte si lasciano andare a qualche comunicazione sopra le righe.L’ abuso delle maiuscole  per esempio pare coinvolga  3bmeteo.com e MeteoGiornale.it , e quest’ultimo si era fatto notare anche sulla storia dell’asteroide.D’altra parte, le fonti di partenza spesso sono le stesse per tutti quanti, quindi ognuno fa del proprio meglio per cercare di differenziarsi . . 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Le fake news su Carola Rackete e Sea Watch 3 non accennano a placarsi

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'Dopo che qualche giorno fa avevamo raccolto 6 fake news di grande fortuna online a tema  Carola Rackete , in rete e in particolare sui social network sono continuate le discussioni sulla capitana della Sea Watch 3 , soprattutto dopo la decisione del giudice per le indagini preliminari di non convalidare il suo arresto . Una lunga serie di questioni ancora al centro del dibattito politico non merita di essere discussa all’interno del calderone delle fake news , poiché si finirebbe facilmente nell’errore logico di vedere il mondo diviso in bianco e nero, in vero e falso, ignorando la complessità di valutazioni possibili.Altre storie, invece, sono palesemente bufale e montature  volte a distorcere l’immagine dei migranti e a screditare la figura di Rackete oppure, viceversa, ad attribuire alla capitana meriti che vanno oltre la realtà dei fatti.Abbiamo raccolte altri 4 esempi di questo genere di fake , che trovate raccontati qui di seguito. 1.La falsa foto dei migranti belli e in gran forma Da un paio di giorno circola sui social, con migliaia di condivisioni, una foto con un capannello di persone particolarmente curate e muscolose che vengono definite “i disperati della Sea Watch tedesco-olandese” . In pratica – utilizzando uno degli insensati luoghi comuni più cari alla propaganda xenofoba – si sta sostenendo che l’immagine sia una prova palese di quanto i migranti non siano affatto in condizioni di necessità , poiché nell’inquadratura tutto sembrano fuorché dei richiedenti asilo disperati. (foto: Tequila Taze) In questo caso il debunking è immediato, dato che si tratta banalmente di una foto presa da tutt’altro contesto a cui è stata associata una falsa attribuzione . Come hanno fatto notare I sentinelli di Milano , Giornalettismo , Bufale.net e molti altri, la persona in primo piano nella foto è il cantante poco conosciuto Tequila Taze ( Tazerblack  sui social network), presumibilmente insieme a un gruppo di amici.Una banale ricerca per immagini fatta al volo da Wired permette di sapere che la foto è negli archivi dei motori di ricerca almeno dal 15 giugno 2017 , e se ne trova traccia anche su Pinterest e nell’archivio di immagini indicizzate da Google.Open , inoltre, ne ha trovato una copia ancora più vecchia sul profilo Instagram del personal trainer Papz90 , datata 5 luglio 2015 , da cui si deduce che la foto sia stata scattata al Wireless Festival di Londra. 2.Carola Rackete NON è Francesca Peirotti Ma va? , penserà la maggior parte dei lettori.Pur trattandosi di una fake news che si commenta da sola, in questo caso il vano tentativo di disinformazione è consistito nel far credere che la comandante della Sea Watch 3 fosse sotto falsa identità , e che si trattasse in realtà dell’italiana Francesca Peirotti , nota per aver subito un procedimento giudiziario in Francia per favoreggiamento dell’ immigrazione clandestina dopo aver aiutato alcuni migranti a superare il confine.Francesca Peirotti (foto:Facebook) A parte l’evidente non-somiglianza fisica, che solo una foto estremamente sgranata potrebbe tentare di camuffare, qualcuno ha interpretato la storia in modo diverso (e un tantino più sensato ), sostenendo che la tesi di fondo non fosse l’ identità mascherata di Rackete, ma le analogie tra le due vicende personali di aiuto ai migranti.Il tema, che perlomeno lascia aperta la possibilità di portare argomentazioni, è stato approfondito ad esempio da Repubblica e da Leggo . Come ha raccontato Bufale.net , poi, la falsa storia è stata accompagnata anche da alcune informazioni sbagliate e diffamatorie su Peirotti, che infatti viene erroneamente presentata come “condannata a 6 anni”.  Invece la sentenza della giustizia francese dell’8 novembre 2016 è stata di  8 mesi di carcere e 5 anni di interdizione dalla regione delle Alpi Marittime, tra l’altro con pena sospesa . 3.Rackete NON ha 3 lauree e NON parla 5 lingue Seppur minoritario, esiste un piccolo filone di falsità nel senso opposto , ossia di esagerazione sulle qualità della comandante della Sea Watch 3.In particolare, come ci hanno segnalato  alcuni nostri lettori, è circolata la tesi secondo cui Rackete sarebbe in possesso di 3 lauree e sarebbe capace di parlare 5 lingue . Una versione leggermente diversa della stessa tesi si trova ad esempio sul Corriere , che per la precisione  scrive di “5 lingue sul curriculum” e “3 università”. Volendo essere rigorosi, si tratta effettivamente di una gonfiatura , anche rispetto a quanto scritto da Rackete stessa sul suo curriculum , consultabile online su Linkedin.Le lingue riportate sono effettivamente 5, ma viene chiarito che oltre al tedesco (madrelingua) e all’ inglese (professionale) ci sono il francese con una “conoscenza elementare” e poi il russo e lo spagnolo con una “conoscenza limitata” . Per limitarci ai dati oggettivi, insomma, per alcune delle lingue indicate non c’è alcuna certificazione che attesti il livello di conoscenza, e si può immaginare che le lingue siano state apprese parzialmente durante i periodi all’estero.Rackete scrive di aver trascorso 3 mesi in Russia , ad esempio.La storia delle 3 lauree, invece, è sicuramente falsa  se posta in questi termini, poiché (sempre secondo il suo curriculum ) Rackete possiede una laurea e un master . Probabilmente l’affermazione che abbia “frequentato 3 università” non è di per sé una bugia, ma si tratta di un modo piuttosto anomalo di presentare il profilo professionale di una persona, e che facilmente si presta a fraintendimenti (come è effettivamente avvenuto sui social). 4.Rackete NON è gia stata in galera… …per possesso di cocaina e per aver rubato carte di credito . Come anche in questo caso ci hanno segnalato alcuni nostri lettori, tra le tante narrazioni diffamatorie su Rackete che circolano sui social ce n’è una che contiene una particolare concentrazione di bugie . Oltre alla storia del padre venditore di armi (già raccontata qui ), si afferma una fantomatica colpevolezza della ragazza già passata in giudicato per traffico di droga e furto, si dice che la madre sia una dipendente del colosso farmaceutico Bayer e si millanta che il nonno abbia fatto parte delle  Schutzstaffeln naziste (le Ss). Una versione della bufala che circola sui social Al di là di quanto le immagini proposte vogliano essere evocative di situazioni brutte e cattive  (la droga, le armi, le case farmaceutiche, le discriminazioni razziali,…), di fatto non ci sono prove di quanto sostenuto.Dei precedenti penali di Rackete infatti non c’è traccia, e andare indietro di due generazioni fino ai nonni pare davvero poco sensato per argomentare sulla cronaca d’attualità. Per quanto riguarda la mamma di Rackete, invece, tutto lascia pensare che sia una casalinga , come peraltro ha verificato  il Corriere della sera . . The post Le fake news su Carola Rackete e Sea Watch 3 non accennano a placarsi appeared first on Wired .'

Tutte le bufale su Carola Rackete e la Sea Watch 3

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'(foto: Annaelle Le Bouedec/Getty Images) Mentre Carola Racket e si trova da due giorni agli arresti domiciliari , in rete continua a circolare una lunga serie di notizie false o tendenziose a proposito della chiacchieratissima capitana della Sea Watch 3 . Nella maggior parte dei casi si tratta di fake news molto semplici da smascherare, che sono frutto di una palese volontà di disinformare, oppure di rielaborazioni politiche e giornalistiche piuttosto discutibili.Molte delle bufale hanno iniziato a comparire sul web nel corso del weekend scorso, in concomitanza con la notizia dello sbarco dei 40 migranti rimasti a bordo e l’arresto di Rackete da parte della guardia di finanza.Ma andiamo con ordine.A fianco delle tante discussioni più tecniche , le fake news diventate più virali in rete sono le seguenti: ecco come sappiamo che si tratta di falsi. 1.Il padre di Carola Rackete NON vende armi Come nella più classica delle macchine del fango , già da sabato scorso ha iniziato a diffondersi sui social la notizia che il papà di Rackete, di nome Ekkehart, sarebbe un mercante di armi , e che l’intera famiglia trarrebbe vantaggio economico dalla destabilizzazione del contesto internazionale.La storia falsa, smascherata inizialmente da Giornalettismo , Bufale.net e da Bufale per tutti i gusti , è ben presto chiarita: Rackete padre svolge, tra le altre cose, un’attività di consulenza da 7 anni presso l’azienda tedesca Mehler Engineered Defence , un’impresa che non produce armi o dispositivi offensivi, bensì sistemi difensivi di sicurezza , tra l’altro impiegati sia in campo militare sia in ambito civile.Se è vero che nel passato di Ekkehart Rackete ci sono anni di esperienza militare, la sua attuale occupazione riguarda (attraverso un’attività di consulenza, lo ribadiamo: quindi in modo parecchio indiretto ) la blindatura di mezzi di trasporto, dunque non ha alcun collegamento con i traffici di armi né con i flussi migratori dal continente africano verso l’Europa. 2.Rackete NON è sprovvista di patente nautica La sparata secondo cui la trentenne tedesca sarebbe priva dei titoli per poter condurre una nave è semplicemente falsa.Da quanto emerge in base alle ricostruzioni che sono state fatte online, sembra che si sia iniziato a sparlare di Rackete come di presunta  non-patentata dopo che non si è riusciti a trovare riscontro dell’esistenza della patente né su Google né sui social network.In altre parole, dato che Rackete non aveva mai particolarmente pubblicizzato online l’aver conseguito l’abilitazione nautica, qualcuno ha scambiato l’impossibilità di trovare conferme online con l’inesistenza della patente stessa, oppure – più probabile – ha volutamente raccontato una frottola. (foto: Getty Images) Secondo le informazioni raccolte finora, in particolare, Rackete avrebbe ottenuto la laurea in Nautica e trasporto marittimo presso la Jade Hochschule di Elsfleth già nel 2011, ricevendo quindi d’ufficio la qualifica di ufficiale di picchetto . Il titolo di comandante , invece, non corrisponde a un’attribuzione formale sancita da un esame, ma è stato conferito sulla base dell’ esperienza maturata sul campo. 3.I parlamentari sulla Sea Watch 3 NON hanno banchettato A partire da una foto (ritoccata) che lo scorso weekend si è diffusa sui social network, è circolata la notizia che i parlamentari che sono saliti sulla Sea Watch 3 ne abbiano approfittato per un lauto pranzetto a base di pesce fresco.In questo caso il debunking è immediato, visto che online è disponibile anche la versione originale dell’immagine, in cui si vede che tutte le persone inquadrate – tra cui alcuni esponenti del Partito democratico e di Sinistra italiana – sono semplicemente seduti sul bordo di un gommone, senza alcuna tavola imbandita al centro dell’imbarcazione.Sulla sinistra il fotomontaggio, sulla destra la foto originale I più attenti hanno fin da subito notato anche alcune stranezze nel fotomontaggio , dato che al gommone è stato aggiunto un nome con un evidente errore grammaticale (“ gita Sea Wathc” anziché Sea Watch , secondo Bufale.net un possibile riferimento sarcastico alle polemiche sulla cannabis ), oltre che un volto ritagliato in malo modo sul lato destro del gommone.Al di là dei dettagli tecnici, qui è palese la volontà di creare un caso politico a partire dal nulla.Interessante, come ha fatto notare Next Quotidiano , che molti diffusori della bufala abbiano continuato a difendere la propria tesi anche dopo essere stati smascherati, sostenendo che i volti corrucciati di alcuni politici siano la prova schiacciante che sono stati colti in flagranza di banchetto . 4.Padre Alex Zanotelli NON ha negato l’incidente di Lampedusa Dopo la notizia, confermata da Adnkronos , che il padre missionario Alex Zanotelli avrebbe sostenuto la candidatura di Rackete per un premio Nobel , ha iniziato a spargersi la voce di un’ulteriore affermazione dello stesso Zanotelli, secondo cui tutti i fatti di cronaca relativi a Lampedusa sarebbero stati alterati dalla stampa , incluso lo speronamento stesso tra la Sea Watch 3 e la motovedetta della guardia di finanza.La falsa dichiarazione attribuita a padre Alex Zanotelli In realtà però questa seconda affermazione, che farebbe riferimento a fantomatiche prove del mancato contatto tra le due imbarcazioni, è frutto di una falsa attribuzione . Non risulta infatti alcuna prova, né giornalistica né sotto forma di registrazioni, di una simile tesi sostenuta da Zanotelli.Addirittura, online si trova la medesima storia, con le stesse identiche parole, attribuita a Laura de Clementi , ma è possibile che in realtà sia frutto di una totale invenzione . Sicuramente, invece, simili argomentazioni non si trovano né nelle interviste rilasciate né sui canali social di Zanotelli, quindi fino a prova contraria sono da ritenere informazioni non confermate . 5.Rackete NON è stata intervistata dal Corriere della Sera Il 30 giugno il Corriere della Sera ha pubblicato (sia sulla versione cartacea sia online) un’intervista a Carola Rackete, nello specifico un botta-e-risposta in prima persona contenente una dozzina di domande.Come diverse persone hanno fatto notare immediatamente dopo la pubblicazione, l’intervista non può essere vera, poiché Rackete non può parlare coi giornalisti mentre è agli arresti domiciliari.Il titolo dell’intervista (simulata) del Corriere della Sera La situazione è stata parzialmente chiarita dal Corriere stesso, che nell’articolo ha specificato che “la capitana trentunenne è ai domiciliari e non può rilasciare dichiarazioni , ma attraverso i suoi avvocati chiarisce i dubbi sollevati da più parti sul suo comportamento” . Se ne può dedurre, dunque, che l’intervista sia stata ricavata rielaborando le risposte fornite dai legali, trasformandole in un’ipotetica conversazione con Rackete che però non è mai avvenuta. https://twitter.com/SeaWatchItaly/status/1145263761470754816   6.La Sea Watch 3 NON può essere definita “pirata” In questo caso si tratta di una questione a metà tra i tecnicismi e le strategie di comunicazione.Diversi giornali ed esponenti politici, soprattutto orientati verso destra, hanno più volte utilizzato le immagini di pirata e pirateria per riferirsi a Rackete e all’imbarcazione che ospitava i migranti, nonché ai politici saliti a bordo della stessa Sea Watch 3.Nel caso si tratti di un’immagine evocativa senza alcuna pretesa di correttezza tecnica, allora la questione può essere relegata a una discussione sullo storytelling della vicenda, con tutte le evocative implicazioni giornalistiche e politiche.La prima pagina de ‘La Verità’ di domenica 30 giugno Qualora invece si volesse valutare tecnicamente l’opportunità di fare riferimento alla pirateria, la risposta sarebbe allora che non ha senso . Come ha dettagliatamente spiegato Il Post , infatti, in questo caso manca il requisito fondamentale di trovarsi all’ esterno delle acque territoriali nazionali : quanto accaduto non può rientrare nella fattispecie giuridica cui fa riferimento l’articolo 101 della Convenzione dell’Onu sul diritto del mare, quello che regola la definizione di pirateria. . The post Tutte le bufale su Carola Rackete e la Sea Watch 3 appeared first on Wired .'